Sorbetti di frutta

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Sorbetti di frutta fresca, tutto un altro modo di mangiare la frutta.

D’estate è più semplice mangiare la frutta fresca. La disponibilità è tanta, e la stagione ci propone frutti zuccherini, colorati e dolcissimi.

In genere, quindi, anche i bambini riescono a mangiarla con più facilità. Ma per variare un pò e rendere la merenda ancora più divertente ecco dei semplici sorbetti di frutta  multicolore.

Veloci, naturalmente colorati, rinfrescanti e dolcissimi, con poco zucchero aggiunto.

Per i miei sorbetti di frutta ho utilizzato pesche e susine nere, ma possono essere realizzati con la frutta che più piace ai vostri figli , come l’anguria il melone, semplicemente le albicocche oppure, perché no, alle fragole.

sorbetti di frutta

Ingredienti (x 2 sorbetti)
1 pesca
Cannella q.b
4 susine rosse

Per lo sciroppo
250 ml di acqua
1/2 cucchiaio di zucchero.

Procedimento

sorbetti di frutta

In un pentolino sciogliete lo zucchero nell’acqua a fuoco lento. Lasciate raffreddare.

Lavate la frutta, sbucciatela e tagliatela a pezzetti.

Nel bicchiere del mixer mettete la pesca a pezzetti e 1 cucchiaino di sciroppo. Frullate fino ad ottenere una purea .
Versare il composto in uno stampino riempiendolo per 1/3 per ghiaccioli e lasciate riposare in freezer per 15 -20 minuti.
Nel frattempo frullare le susine con 1 cucchiaino di sciroppo.
Riprendere i ghiaccioli dal freezer e verificare che la prima parte di frutta si sia solidificata.
Versare la purea di susine nello stampino fino a raggiungerne i 2/3.
Riporre nuovamente in freezer per altri 15-20 minuti.

Una volta solidificato anche questo strato, riprendere gli stampini e versare lo sciroppo di acqua e zucchero fino a colmarlo.
Riporre in freezer per almeno 3 ore.

Toglierli dal freezer 5 minuti prima di servire, rimuovere lo stampino estraendo lentamente dalla base dello stecco.

Consumare subito.

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Polpo lesso con patate, il Re delle ricette estive

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Polpo lesso con patate, cosa c’è di meglio per un pranzo estivo?

Da nativa marittima, l’estate per me vuol dire preparare (e gustare) ricette di mare. E come non dedicare un post ad uno dei miei piatti preferiti come il polpo lesso con patate?

Appunto. Non potevo.

Il polpo lesso con patate, non è una semplice ricetta; è un’icona della cucina della costa tirrenica. La storia di questa pietanza si perde nei racconti delle tradizioni culinarie italiane; in alcuni casi viene fatta risalire a un’idea siciliana dei primi del Cinquecento in altri si pensa ad un accostamento genovese del XIX secolo.

Quale che sia la sua nascita, è indiscutibile il fatto che il polpo lesso con patate rappresenti una delle ricette più rappresentative della cucina di mare Italiana.

Polpo lesso con patate

polpo lesso con patate

Ingredienti

1 polpo (vedi procedimento)

5/6 patate a pasta gialla

prezzemolo, peperoncino, sale, limone, olio extravergine di oliva q.b.

Procedimento

Il polpo

Per prima cosa, due parole veloci sulla questione polpo. Nella tradizione di famiglia si è sempre detto che il polpo veniva più tenero se congelato. Quindi io mi comporto di conseguenza.

Per cui questo è il mio consiglio: acquistate il polpo già congelato o surgelato e toglietelo dal freezer la sera prima di cuocerlo. Oppure acquistate il polpo fresco, da una pescheria (di fiducia) e riponetelo in freezer per almeno 24 h. Dopodiché scongelatelo la mattina prima di cuocerlo.

Lessare il polpo in pentola a pressione

Per lessare il polpo io preferisco utilizzare la pentola a pressione. A dire la verità la utilizzo per lessare qualsiasi cibo!

Mettete il polpo intero nella pentola a pressione, aggiungete dell’acqua a sufficienza. Io mi regolo lasciando fuori dall’acqua solo la testa del polpo.  Aggiungete del peperoncino e delle foglie di prezzemolo.

Cuocete per circa 10 minuti dal fischio.

Condire il polpo

Rimuovete il polpo e lasciatelo raffreddare a temperatura ambiente.

Una volta freddo, tagliatelo a tocchetti e irrorate con un giro d’olio e limone spremuto.

Mescolate e lasciate riposare in frigo coperto

Lessare le patate

Lavate e asciugate la pentola a pressione. Unite le patate con la buccia su cui avrete praticato delle incisioni con la forchetta.

Aggiungete acqua a sufficienza e cuocete per 7 minuti dal fischio.

Polpo lesso con patate: la fase finale

polpo lesso con patate

Togliete le patate dalla pentola a pressione e fatele freddare.

Sbucciatele e tagliatele a tocchetti, unendole al polpo precedentemente preparato.

Aggiungete ancora olio e limone, e infine il prezzemolo tritato finemente.

Lasciate riposare in frigo per almeno 1 ora, in modo che i sapori si possano amalgamare.

Servite tiepido.

 

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Acquario di Livorno, “Un viaggio incredibile”

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La nostra gita all’ Acquario di Livorno, in un viaggio incredibile, fra pesci tropicali, tartarughe e anche qualche rettile.

Metti un caldo pomeriggio di inzio estate, aggiungi una location spettacolarela compagnia di tanti instagramers, pronti a immortalare le bellezze di un mondo sommerso, unisci la pazienza del biologo che ci ha accompagnato, sempre pronto a rispondere alla raffica di domande di una curiosa bimba di 9 anni (la mia), ed ecco, la ricetta perfetta per  un viaggio incredibile.

É con questi presupposti che è iniziato il nostro social day & instameet all’Acquario di Livorno, dove per l’occasione, ci hanno presentato le novità del 2018.

acquario di livorno acquario di livorno - il team

E sono tante.

A cominciare dal formicaio delle formiche tagliafoglia, così chiamate per la loro caratteristica di tagliare i vegetali, che utilizzano come nutrimento per il fungo di cui si cibano.  La particolarità di questo formicaio è che una vera e propria città, con i relativi reparti, che le formiche stesse hanno deciso di realizzare, sfruttando le “infrastrutture” costruite artificialmente.

Così, passeggiando fra le varie teche, tutte collegate fra loro da “strade” (tubature in acrilico trasparente),  si può incontrare la teca nido, la teca di stoccaggio del cibo, ma anche  il “cimitero” e la “discarica ” (ovvero la zona dove depositano i rifiuti).
Veramente strabiliante come essere piccolissimi e immensamente  numerosi come le formiche riescano a coalizzarsi e trovarsi d’accordo formando un vero team coeso e centrato sull’obiettivo.

Noi umani abbiamo ancora molto da imparare.

Ma partiamo dall’inizio del nostro viaggio all’interno all’Acquario di Livorno.

In un’atmosfera quasi surreale ci siamo avventurati alla scoperta del mondo marino, da quello più vicino a noi fino a quelli più distanti. Da quest’anno, infatti l’Acquario ha arricchito le vasche espositive di numerose specie e tematizzato le varie aree.

In una di queste, abbiamo fatto la conoscenza de “I mammi del mare”, ovvero i cavallucci marini.

Lo sapete perché i cavallucci marini sono chiamati “I mammi del mare”? Perché  la femmina depone le uova nel maschio, il quale poi partorisce i piccolini, assolvendo, di fatto, la funzione di “mammo“.

E noi che crediamo di essere una specie evoluta.

acquario di livorno - i cavallucci marini

Percorrendo le vasche del Mar rosso ci siamo, poi, imbattuti nei coloratissimi, pesci pagliaccio (o pesce Nemo come continua a chiamarlo Anna).

Ma lo sapevate voi  che i pesci pagliaccio  nascono tutti maschi?
E secondo voi come fanno a riprodursi?

Semplicemente, hanno la possibilità di cambiare sesso, ma lo fanno solamente per diventare la femmina dominante in un gruppo e il cambio di sesso è un processo irreversibile.

acquario di livorno

Tutto questo io l’ho scoperto alla veneranda età  di 39 anni, grazie alla dettagliata e simpatica spiegazione  della nostra guida, che pazientemente ci ha accompagnato nella visita ed ha risposto a tutte le nostre domande.

Proseguendo, abbiamo incontrato la vasca delle Meduse Quadrifoglio. E lì avrei potuto rimanere per ore.

acquario di livorno - le meduse
Le meduse, quegli esserini simpatici, che quando li incontro in mare mentre nuoto, mi scatenano il panico. Ma quando mi fermo ad osservarle (al sicuro) non posso non rimanerne estasiata.
Con i loro movimenti lenti e sinuosi, eleganti e perfetti, con il loro colore tipico in scalature dal bianco ghiaccio al viola acceso.
Osservare i loro movimenti rilassa, distende i nervi. Avete provato a coordinare il ritmo della vostra respirazione con quello del nuoto della medusa? Io sì. E l’effetto calmante è immediato.

Infatti, mi ci sono voluti diversi richiami prima di riuscire a staccare la Anna da questa vasca, tanto che ho pensato di sostituire, il triste e solitario pesce rosso del nostro mini-acquario, con una colonia di meduse. Sia mai che riesca a trovare il metodo di farla stare ferma un minuto…

D’altronde non capita tutti i giorni di poter osservare un intero ciclo di vita della medusa, che altro non è che un avatar di un altro animale: il polipo.

Da non confondere con il polpo. Quello si fa lesso con le patate ed è la fine del mondo. Ma questa è un’altra storia.

Il polipo quando deve riprodursi, si allunga, si trasforma e si affetta. Da questi pezzettini vengono fuori le meduse. Ok, è vero, detto così sembra macabro, però abbiamo capito il concetto!

Ma la vasca a nostro parere più scenografica e attraente è stata, indubbiamente ,quella indopacifica, dove nuotano, in circa 300 mila litri di acqua,  fra squali pinna nera, pesci Napoleone e squali zebra due splendide tartarughe marine: Ari e Cuba.

acquario di livorno - Ari e Cuba

Il nome delle due tartarughe deriva dalla loro storia. Ari, infatti, è un esemplare femmina proveniente da Riccione, dove venne sottratta ad un turista che l’aveva importata illegalmente dalle isole Maldive, in particolare dall’atollo di Ari.

Cuba, invece, che attualmente ha un peso stimato di circa 130 kg, proviene dal cugino Acquario di Genova, che l’aveva inizialmente adottata quando venne abbandonata all’interno di una scatola con indicato solamente la data di nascita e la provenienza, l’isola di Cuba.

Difficile staccare gli occhi da queste creature, che da vere protagoniste, si fanno ammirare in tutto il loro splendore, dai numerosi visitatori.

Più vicine a noi sono invece le vasche dedicate alla Costa degli Etruschi e la Galleria del Mar Mediterraneo.  Cambiano i colori, sia del fondale, della fauna caratteristica sia degli esemplari ospitati,  ma non varia la bellezza.acquario di livorno - piccoli visitatori

Fra i tanti pesci presentati, di sicuro il più simpatico è il pesce trombetta, che deve il nome alla forma allungata della sua bocca che gli permette di nutrirsi.

Ma all’Acquario di Livorno è in primo piano anche la ricerca. Grazie, infatti, alla collaborazione con l’Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale e il Centro Interuniversitario di Biologia Marina, una vasca dell’Acquario è stata interamente dedicata al progetto di monitoraggio della qualità delle acque tramite i ricci di mare.

acquario di livorno

I ricci di mare, infatti sono ottimi indicatori della qualità dell’acqua; basta un inquinamento anche minimo e non riescono a sopravvivere.

Tantissime, poi le proposte, per le scuole ed i gruppi, con la possibilità di visite guidate, laboratori didattici per i piccoli e per i più grandi e anche lo speciale percorso “Dietro le quinte” per scoprire le curiosità ed i segreti dell’area dietro le vasche espositive.

E se davvero volete sorprendere i vostri bambini con una festa incredibile, originale e divertente, l’Acquario di Livorno  offre la possibilità di organizzare feste di compleanno, con giochi e attività educative lungo il percorso espositivo.

acquario di livorno

Che dire.

All’Acquario di Livorno, il viaggio è davvero incredibile.

 

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Un mare di gusto, Palamita in fiore Blogtour & Street Food

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Un mare di gusto 2018. Quest’anno la Palamita si presenta in versione floreale!

A due anni di distanza dal mio primo blogtour, ritorno a San Vincenzo per  Un Mare di Gusto, la manifestazione culinaria che vede protagonista il pesce azzurro del Mar Tirreno, primo fra tutti la palamita.

Quest’anno la manifestazione ha puntato su un abbinamento tra pesce azzurro e fiori eduli, da cui il nome dell’evento “Un mare di Gusto, Palamita in Fiore”. Abbinamento che potrebbe, a prima vista, sembrare insolito ma vi assicuro che la riuscita è a dir poco stupefacente.

Un mare di Gusto, Palamita in Fiore si è svolto nel weekend del 19 e 20 Maggio, con un boom di partecipanti per lo street food del sabato sera, a cura dei principali ristoranti di San Vincenzo.

un mare di gusto street food

Tutto esaurito anche per il pranzo della Domenica “4 chef e un marinaio” 《capitanato 》 dalla Direttrice artistica della manifestazione Deborah Corsi, chef JRE de “La Perla del Mare“.

E proprio dallo stand de La Perla del Mare, e dal loro Palamita Burger, ho inziato anche il mio tour di assaggi.un mare di gusto - palamita burger

La concorrenza era comunque agguerrita e non sarebbero bastati due giorni interi per riuscire a gustare tutte le proposte di questa edizione di Un mare di Gusto – Palamita in Fiore.

A partire dalle sardine rivisitate dell’antica friggera, per l’occasione a bordo di un food truck itinerante, Il Giromobile, azzurro come il mare di san Vincenzo.un mare di gusto - le acciughe

 

 

un mare di gusto - il giro mobile

Per proseguire, poi, con gli spettacolari bocconcini di tonno al sesamo su crema di ceci proposti dal Ristorante Quartocielo; una vera leccornia.

un mare di gusto - tonno

Potevo, quindi, lasciarmi sfuggire  le sarde impanate con bruschetta liquida, piatto di punta del ristorante Number One? Ovviamente no..

un mae di gusto - sarde impanate

E dulcis in fundo, mi sono tuffata sui fantastici rotolini di zucchino grigliato con pallina di palamita, fiordaliso, malva e pane alla curcuma, la ricetta del Blue Marlin.

Un piatto bellissimo da vedere e ancor di più da mangiare.

un mare di gusto

Sembravo una bambina in in negozio di giocattoli a cui i genitori hanno lasciato la libertà di comprare quello che voleva.

Per le vie di San Vincenzo e lungo la passeggiata del porto tante altre bellissime e buonissime proposte di altissimo livello hanno catturato la mia attenzione.

Sceglierne uno migliore degli altri è stato praticamente impossibile. E così ho assaggiato tutto. E che io abbia gradito si vede dalla mia espressione.

Arrivederci all’edizione del 2019, e chissà quali sorprese ci riserverà.

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Flat bread, mai più senza

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Flat Bread, ovvero quando si dice amore a prima vista.

D’altronde le ricette della mia amica Valentina, nel suo Profumo di Limoni, sono una garanzia.

Così non appena ho visto il suo Flat bread, e considerando la mia grande passione per lievitati e panificati, non ho saputo resistere.

Il Flat Bread, dal nome americano, è un pane “piatto”, schiacciato, dall’aspetto simile alle nostre tigelle o al pane azzimo, ma ciò che lo rende particolare è la cottura. Si cuoce infatti sulla griglia di ghisa e questo conferisce al flat bread le caratteristiche strisce “bruciacchiate”.

flat bread

Si prepara velocemente (escluso il tempo di lievitazione)  e non si cuoce in forno. Ho trovato il mio compagno per tutta l’estate!

Flat Bread

Ingredienti

320 g di Farina Manitoba

8 g di sale

1 bustina di lievito secco per pane, pizza o focacce

1 cucchiaino di zucchero semolato

160 ml di latte tiepido

80 ml di acqua

1 cucchiaio di olio extravergine di oliva

Procedimento

Sciogliere il lievito con il latte, l’acqua e lo zucchero in una ciotolina, mescolare qualche minuto con una frusta a mano, e far riposare al chiuso per circa 10 minuti.

Quando cominceranno a formarsi le bollicine nella soluzione, il lievito sarà pronto per essere utilizzato.

Unite l’olio alla soluzione liquida.

Per impastare io ho utilizzato il mio Bimby nella modalità “Spiga” in modo da ottenere un impasto omogeneo senza doverlo lavorare troppo con le mani.

Infatti, al primo impatto l’impasto può risultare appiccicoso e lievemente molle. Ma anche questa è una sua caratteristica. Abituata agli impasti tradizionali, anche io, ho avuto la sensazione di aver sbagliato qualcosa e dover buttare tutto. E invece…

Versate nel boccale del Bimby la farina ed il sale. Unite i liquidi ed impastate per circa 3 minuti a velocità Spiga.

Lasciate l’impasto a riposare in una ciotola ben oleata, per circa 2 ore (anche 3..)

Riprendete l’impasto e versatelo sulla spianatoia infarinata. Lavoratelo velocemente e ricavatene 5 panetti.

Stendete ogni panetto, formando dei filoni lunghi e piatti.

Cuoceteli sulla griglia di ghisa 3 minuti per lato.

flat bread


Questa ricetta è stata preparata per il The Recipetionist  di Cuocicucidici

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